Descrizione
Di Éric Feldman.
Candidato ai Molière 2026, nella categoria “Monologo”.
E se Freud fosse stato lo psichiatra di Hitler? Si sarebbe potuto evitare il male assoluto? Tra risate e confidenze, Éric Feldman esplora la storia della propria famiglia, sopravvissuta alla Shoah. Sul palco incontriamo il gatto Milosh, i divertenti zio Lucien e zia Sarah. Il tutto è accompagnato da accenti yiddish e dallo spirito dei comici ebrei newyorkesi.
Un’autofiction che va oltre la sua storia personale, tocca il cuore delle persone e celebra, nonostante la gravità della testimonianza, la fragilità e il miracolo dell’essere vivi.
«Titolo bizzarro per uno spettacolo bizzarro. Tragico e comico, a metà strada tra stand-up, lezione di filosofia e di storia, tesoro di scrittura letteraria e battute. Il singolarissimo e affascinante autore-interprete Éric Feldman (…) il cocktail è travolgente e abbagliante. (…) uno spettacolo davvero raro. » - Télérama
Regia e collaborazione alla drammaturgia: Olivier Veillon. Testo e interpretazione: Éric Feldman. Supporto amichevole alla drammaturgia e alla regia: Joël Pommerat. Creazione luci e spazio scenico: Sallahdyn Khatir. Creazione sonora e regia tecnica: Louise Prieur. Regia tecnica e sonora: Marie Mouslouhouddnine. Produzione e distribuzione: Le BEC - Bureau des écritures contemporaines. Amministrazione: Antoine Lenoble. Relazioni con la stampa: Olivier Saksik - Elektronlibre. Assistente di scena: Anne de Amézaga.
Produzione: Miam Miam. Coproduzione
Théâtre National de Strasbourg e Théâtre du Rond-Point. Sostegni: Fondazione per la Memoria della Shoah, Fondo SACD Théâtre, Regione Borgogna - Franca Contea. Residenze artistiche: Théâtre Ouvert - Centre National des Dramaturgies Contemporaines, Centquatre-Paris, Théâtre du Petit Saint-Martin, Château de Monthelon - Atelier de fabrique artistique, Maison Jacques Copeau.

