Descrizione
Spettacolo finale della residenza di danza contemporanea nell’ambito del programma di residenze artistiche «Les Inclassables #09» della compagnia / TranS /. Questo spettacolo nasce da una sensazione di stanchezza, da un’esigenza: quella di raccontare la lotta interiore di un giovane.
Attraverso questo assolo, ho voluto far parlare il corpo là dove le parole e la voce a volte falliscono. Questo spettacolo nasce da una sorta di stanchezza, da una necessità: quella di raccontare la lotta interiore di un giovane (di una gioventù) segnato dalle prove ma determinato a non esserne prigioniero. Si tratta di un dialogo tra dolore e speranza. Ogni movimento danzato, ogni percorso scenico, ogni parola evocano una caduta, una resistenza, una rivolta, ma soprattutto la volontà di trasformare ciò che si è vissuto in forza e determinazione. Danzare, qui, diventa un atto di sopravvivenza, un modo per riprendere il controllo della propria storia. Questo spettacolo è personale, ma desidero che risuoni in ciascuno e ciascuna come un’eco di una mano alzata di fronte alle avversità, perché tutti abbiamo un passato e il potere di trasformarlo in qualcos’altro. Non è un rifiuto del passato, ma la scelta di non lasciare che esso scriva un seguito omogeneo. Ballo per dire: sono in cammino, scelgo la luce. Al di là dello spettacolo, è un progetto di impegno sociale e artistico, concepito come leva di trasformazione personale e collettiva. Se un corpo può rialzarsi sul palcoscenico, allora anche altri possono farlo, nella vita, nella società. Ecco perché il progetto è accompagnato da una serie di laboratori aperti in via prioritaria a persone in situazioni di svantaggio: giovani emarginati, persone con disabilità e pubblici isolati o vulnerabili.

