
Voices of Fragments è un progetto di ricerca-creazione che propone un'installazione sonora immersiva per esplorare, attraverso l'ascolto e il vagabondaggio, gli archivi del processo V13 legato agli attentati del 13 novembre 2015.
Concepito nell'ambito del PhD Lab del centro di ricerca e creazione XR2C2, il progetto si propone di rendere accessibile a tutti la ricerca su un patrimonio "difficile" e sensibile, nel rispetto dei suoi regimi di protezione, mediazione e riservatezza.
L'installazione rappresenta il viaggio di un ricercatore immaginario che si avvicina a un materiale d'archivio monumentale e "fuori dal comune", le cui tracce audiovisive sono destinate a rimanere per decenni sotto il segreto istituzionale. Questa distanza imposta non è un ostacolo: diventa il materiale stesso del lavoro. Piuttosto che "mostrare" l'archivio, Voices of Fragments cerca di rivelarne i contorni - le sue soglie, le sue procedure, le sue mediazioni - e di rendere percepibile il lavoro spesso invisibile di coloro che lo maneggiano, lo classificano e lo rendono disponibile per la consultazione.
La colonna sonora è costituita da 411 frammenti audio della durata media di 13 secondi, tratti da interviste ad archivisti e giovani ricercatori che hanno partecipato alle udienze. Queste voci non forniscono una narrazione lineare: appaiono come frammenti, ritmi, respiri, lessici ed esitazioni. La loro giustapposizione crea una memoria in frammenti, in cui la comprensione non è mai data in un unico blocco, ma è costruita per approccio, per riferimenti incrociati, per risonanza.
Tecnicamente, una composizione sonora generativa e spazializzata interagisce con il movimento dei visitatori, producendo un'esperienza al tempo stesso intima e collettiva. Alla periferia, un alone di frasi sussurrate rimane volutamente indistinto: il parlato c'è, ma non può essere afferrato. Avvicinandosi, alcuni frammenti diventano più leggibili, come se l'ascolto acquistasse gradualmente definizione. In questo modo, ognuno può regolare la propria esposizione: avanzare per cercare il significato, indietreggiare per recuperare una distanza protettiva.
Il dispositivo visivo estende questa logica di soglie. Proiezioni su più schermi presentano diverse visioni di un oggetto 3D complesso, come un prisma sfaccettato: un tavolo da lavoro, documenti parzialmente leggibili, indizi materiali che evocano la ricerca senza rivelare il contenuto riservato. A questo "tavolo dell'archivista" si aggiungono le scansioni 3D degli strumenti di lavoro degli archivisti (appunti, tessere, ecc.): archivi di esperienze vissute. Questi modesti oggetti - tracce di un gesto, di una presenza, di una giornata di lavoro - spostano la nostra attenzione sull'archivio come pratica, come relazione, come cura.
Al centro, una telecamera grandangolare a infrarossi analizza posizioni e comportamenti per innescare eventi e orchestrare interazioni. Se più persone entrano nell'installazione, le loro traiettorie danno origine a narrazioni sovrapposte: un mosaico sonoro multiprospettico in cui il collettivo influenza l'intensità e la leggibilità. L'opera diventa uno spazio di convivenza sensibile: ascoltiamo con gli altri, ma anche a causa degli altri, e talvolta nonostante gli altri. In questo modo, Voices of Fragments si interroga sulla fabbricazione della memoria: come un evento diventa un archivio, poi un patrimonio, poi una narrazione collettiva - e a quale costo emotivo, politico ed etico. Lavorando "in scala", l'installazione non cerca né la spettacolarità né la ricostituzione; propone una forma di attenzione graduata, in cui la distanza è tanto una responsabilità quanto una scelta. Tra ricerca, ascolto e scenografia, il progetto apre uno spazio poetico per abitare un patrimonio difficile senza ridurlo e per trasformare frammenti di voce in un'esperienza condivisa.
L'installazione rappresenta il viaggio di un ricercatore immaginario che si avvicina a un materiale d'archivio monumentale e "fuori dal comune", le cui tracce audiovisive sono destinate a rimanere per decenni sotto il segreto istituzionale. Questa distanza imposta non è un ostacolo: diventa il materiale stesso del lavoro. Piuttosto che "mostrare" l'archivio, Voices of Fragments cerca di rivelarne i contorni - le sue soglie, le sue procedure, le sue mediazioni - e di rendere percepibile il lavoro spesso invisibile di coloro che lo maneggiano, lo classificano e lo rendono disponibile per la consultazione.
La colonna sonora è costituita da 411 frammenti audio della durata media di 13 secondi, tratti da interviste ad archivisti e giovani ricercatori che hanno partecipato alle udienze. Queste voci non forniscono una narrazione lineare: appaiono come frammenti, ritmi, respiri, lessici ed esitazioni. La loro giustapposizione crea una memoria in frammenti, in cui la comprensione non è mai data in un unico blocco, ma è costruita per approccio, per riferimenti incrociati, per risonanza.
Tecnicamente, una composizione sonora generativa e spazializzata interagisce con il movimento dei visitatori, producendo un'esperienza al tempo stesso intima e collettiva. Alla periferia, un alone di frasi sussurrate rimane volutamente indistinto: il parlato c'è, ma non può essere afferrato. Avvicinandosi, alcuni frammenti diventano più leggibili, come se l'ascolto acquistasse gradualmente definizione. In questo modo, ognuno può regolare la propria esposizione: avanzare per cercare il significato, indietreggiare per recuperare una distanza protettiva.
Il dispositivo visivo estende questa logica di soglie. Proiezioni su più schermi presentano diverse visioni di un oggetto 3D complesso, come un prisma sfaccettato: un tavolo da lavoro, documenti parzialmente leggibili, indizi materiali che evocano la ricerca senza rivelare il contenuto riservato. A questo "tavolo dell'archivista" si aggiungono le scansioni 3D degli strumenti di lavoro degli archivisti (appunti, tessere, ecc.): archivi di esperienze vissute. Questi modesti oggetti - tracce di un gesto, di una presenza, di una giornata di lavoro - spostano la nostra attenzione sull'archivio come pratica, come relazione, come cura.
Al centro, una telecamera grandangolare a infrarossi analizza posizioni e comportamenti per innescare eventi e orchestrare interazioni. Se più persone entrano nell'installazione, le loro traiettorie danno origine a narrazioni sovrapposte: un mosaico sonoro multiprospettico in cui il collettivo influenza l'intensità e la leggibilità. L'opera diventa uno spazio di convivenza sensibile: ascoltiamo con gli altri, ma anche a causa degli altri, e talvolta nonostante gli altri. In questo modo, Voices of Fragments si interroga sulla fabbricazione della memoria: come un evento diventa un archivio, poi un patrimonio, poi una narrazione collettiva - e a quale costo emotivo, politico ed etico. Lavorando "in scala", l'installazione non cerca né la spettacolarità né la ricostituzione; propone una forma di attenzione graduata, in cui la distanza è tanto una responsabilità quanto una scelta. Tra ricerca, ascolto e scenografia, il progetto apre uno spazio poetico per abitare un patrimonio difficile senza ridurlo e per trasformare frammenti di voce in un'esperienza condivisa.
Orari
Dal 24 marzo 2026 al 27 marzo 2026 - Aperto il martedì, il mercoledì, il giovedì, il venerdì
Posizione
Contatto Voice of Fragments : Making memories out of a difficult heritage – Festival ProPhilia
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